鐵三角 | Tie sam gok
Hong Kong / Repubblica Popolare Cinese, 2007
Regia: Johnnie To, Tsui Hark, Ringo Lam
***
Tre amici ai limiti del collasso economico organizzano un colpo che potrebbe sistemarli. Peccato che un poliziotto poco pulito e tre mafiosi siano inconsciamente di intralcio al loro piano: l’avventura che ne scaturisce è un rocambolesco susseguirsi di guai e delitti. La struttura a base di humour nero e violenza appena accennata fa pensare ad un divertissement per i tre padri fondatori del cinema d’azione di Hong Kong, per la prima volta riuniti in un gioco autoreferenziale ad alto rischio. Le loro esperienze si uniscono senza soluzione di continuità e l’amalgama di stili regge bene nonostante una sceneggiatura cui mettono mano almeno cinque penne diverse. Attori e situazioni richiamano volutamente le personalità degli artefici: il gusto di To per il simbolismo si ritrova, ad esempio, nella prima simulazione di una rapina, con noccioline e posacenere utilizzati per mimare le parti in causa. Il finale romanzesco è un omaggio ai limiti dell’onirico ad un modo di pensare il poliziesco che oggi forse non esiste più. Tutto scorre, «panta rei», ed accade l’impensabile, come in un libro pulp di James Lee Burke, con la leggiadrìa del balletto di piombo. Tra paludi infestate da coccodrilli, spettri presunti ed equivoci orchestrati, si compie ineluttabile il fato di gangster e agenti, anti-eroi protagonisti di un’ennesima interminabile notte di passione. È stato presentato al Festival di Cannes e, in una versione leggermente rimontata da Tsui Hark, al Festival catalano di Sitges.
sabato 12 gennaio 2008
Triangle
Pubblicato da
Matteo Di Giulio
a
22.42
1 commenti
giovedì 10 gennaio 2008
Mr. Magorium e la bottega delle meraviglie
Mr Magorium's Wonder Emporium
USA, 2007
Regia: Zach Helm
*1/2
Un inventore tricentenario sta per lasciare il mondo terreno e il suo negozio magico, un paradiso dei balocchi. Sarà la sua assistente, una pianista alla ricerca di una scintilla, aiutata da un bimbo e da un austero contabile, a coglierne lo spirito e a portare avanti la sua tradizione festosa. Revisione metafisica di Willy Wonka, a metà tra Disney e New Age, è un inno alla fuga dall'ordinarietà cittadina, verso il mondo giocoso e spensierato dei bambini. Troppo maturo per un pubblico infantile, scontato per gli spettatori adulti, il film è una fiaba dolceamara in cui gli attori, Dustin Hoffman in primis, affogano spaesati tra brillantini ed effetti speciali colorati. L'utilità dell'operazione, orchestrata da Zach Helm, sceneggiatore debuttante che vien dalla campagna e che fa del buonismo la sua bandiera, è misteriosa. Scontati i dialoghi; gradevoli invece la colonna sonora e i titoli di testa, animati con raro gusto rétro.
Pubblicato da
Matteo Di Giulio
a
23.24
0
commenti
sabato 29 dicembre 2007
INTERVENTI | Il bluff dei fratelli Pang
Due apprezzati registi horror ancora in cerca di identità
Oxide e Danny Pang, fratelli nella vita e uniti anche dalla professione, in coppia, di registi, da quasi dieci anni lavorano tra Thailandia e Hong Kong riscuotendo successo. I gemelli sono una macchina da marketing: dopo i fasti di The Eye (2002), con due sequel, il secondo dei quali molto sopra le righe – The Eye 10, 2005, caustico già a partire dal titolo –, quando il loro «appeal» sembrava cominciare ad appannarsi, hanno saputo reinventarsi lontano dai territori abituali. Fino all’inatteso, recentissimo, sbarco ad Hollywood. Come abili giocatore di poker non hanno ancora svelato tutte le carte in mano loro, aspettando di volta in volta il momento giusto per calare l’asso vincente, dal nulla, quando meno te l’aspetti.
Capaci di vendere i propri prodotti con competenza i Pang si sono autoimposti come alfieri di un cinema panasiatico che, strizzando l’occhio all’occidente, si pone come vera e propria alternativa, a suo modo globalizzata, al monopolio cinematografico attuale. In tempi di vacche magre e di incassi risicati il loro piano sembrava una controffensiva intelligente. Oggi, alla luce di sviluppi autoctoni che portano il cinema orientale a chiudersi sempre di più su se stesso, l’idea di base mostra qualche buco di sceneggiatura. Il pubblico, che ha presto smesso di subire le lusinghe delle chimere cinesi e ai blockbuster orientali strombazzati in pompa magna è tornato a preferire le piccole produzioni locali, vuole vedere, «hic et nunc», opere in cui potersi rispecchiare. Il riflesso della propria identità nazionale è, da sempre, un fattore fondamentale di immedesimazione autarchica per un cinema schietto e popolare come quello di Hong Kong, che se ne è sempre fatto strenuo portavoce.
Ab-normal Beauty (2004, del solo Oxide) tiene conto di queste istanze e spinge il pedale del freno sugli effetti speciali, per rispecchiare un ecosistema interno dove la follia umana è, come in tanti Cat. III vietati ai minori negli anni ’80, una bandiera ben riconoscibile. Insieme a Diary (2006, sempre di Oxide) dimostra con intelligenza come l'attaccamento alle radici insite nell’immaginario collettivo sia una scelta vincente. Pellicole minori, stando ai costi di produzione e agli sforzi economici messi in campo, eppure sufficientemente credibili e coerenti per poter intrattenere senza particolari ambizioni. Un buon terreno di caccia per un talento visivo indiscutibile, che si appoggia a fotografia e montaggio sempre di altissimo livello. Senza esagerare. Gli eccessi stilistici della coppia, già conscia di tutte le proprie potenzialità ai tempi dell’esordio Bangkok Dangerous (1999), si sfumano in un contesto di basso rango, in un recinto imposto da un mercato non ancora in grado di reggere da solo le sorti dei titoli meno blasonati. Anche in termini economici è un discorso da valorizzare: a fronte di spese poco importanti il box office ripaga gli outsider le cui aspettative incorrono meno nel rischio del flop.
Esclusa una deludente incursione nel noir, con Leave Me Alone (2004, diretto da Danny), la tecnica visionaria dei Pang Bros si applica principalmente ad un unico genere, l’horror. Nonostante le (false) promesse di non ricadere sul medesimo sentiero inaugurato con The Eye, ben accolto, a sorpresa, anche dal botteghino italiano, i due si sono prodigati per smentirsi agli occhi del pubblico. Poco preoccupati che la loro immagine perdesse prestigio ideologico: i Pang, va detto, sono astuti. Se solo non agognassero il trono di promotori del cinema orientale nel mondo, né al titolo di «auteur», potrebbero lavorare con esiti positivi come «operai del cinema», e costruirsi una solida carriera garantita loro, a vita, dalla padronanza invidiabile dei mezzi tecnici. E invece tuonano i propositi, le intenzioni intellettuali, i proclami autoelogiativi, che ne mettono in luce, troppo scopertamente, snobismo e scarsa considerazione dell’intelligenza del pubblico. Insieme ad una miopia congenita su come rapportarsi, a conti fatti, con i loro risultati.
Re-cycle (2006) e Forest of Death (2006, di Danny Pang) sono dei fantasy dove la New Age e l’orrore della classica tradizione asiatica, in primis quella più redditizia che proviene dal Giappone, si fondono in maniera diseguale. Nel primo una scrittrice tormentata dai soliti fantasmi si ritrova in un mondo postatomico parallelo; nel secondo il vero protagonista è un misterioso bosco, dove i giovani vanno chissà perché a suicidarsi. Danny e Oxide stirano la materia a loro disposizione a dismisura, e trattano una sensazione, ideale nel breve periodo, con insistenza, come se si trattasse di un’onda lunga autoriale su cui continuare a ritornare. La loro incapacità di staccarsi da stilemi già approvati dall’audience parla chiaro circa la voglia di rischiare ormai pressoché nulla. The Messengers (2007), prodotto da Sam Raimi, con i suoi continui richiami a The Grudge (2000, di Shimizu Takashi), ne è un perfetto esempio.
Facendo la spola tra oriente e occidente, come Tsui Hark o Ringo Lam un decennio fa, i fratelli Pang sondano incessantemente il mercato, sia che propongano uno sciatto action thai (The Tesseract, 2003, di Oxide Pang), sia che si rilancino con un thriller nero e curioso (The Detective, 2007, anch'esso di Oxide), sia che rinuncino definitivamente al giuramento di rinnegare la «ghost story», con il recentissimo mélo gotico In Love with the Dead (2007, di Danny Pang). Sarà Hollywood, che ne ha apprezzato l’esordio a basso costo, a ridimensionarne le aspirazioni di onnipotenza? Intanto i gemelli hanno messo in cantiere il remake americano del loro debutto, allora pluripremiato ai festival – e a posteriori si può pensare solo alle conseguenze deleterie, in termini di ego, di un esordio col botto così carico di promesse. Dopo Raimi è il turno di Nicholas Cage, che paga di tasca sua il ruolo da protagonista nel nuovo Bangkok Dangerous (uscirà nel 2008) e mette sotto contratto due abili esecutori. Con la dovuta umiltà diventeranno dei veterani di talento.
Pubblicato da
Matteo Di Giulio
a
15.45
0
commenti
martedì 18 dicembre 2007
The Detective
C+偵探 | C+ jing taam
Hong Kong, 2007
Regia: Oxide Pang
**1/2
Tam, detective cinese in Thailandia, deve proteggere un cliente da una misteriosa donna che, forse, ne vuole la morte. Ma il caso è più complicato del previsto, costellato da omicidi e suicidi che coinvolgono anche un commissario amico d'infazia di Tam. I fratelli Pang fanno un passo indietro e, come promesso in alcune interviste, abbandonano l'horror per il realismo del thriller. Le strade povere e i palazzoni funesti sono il panorama ideale per un noir crudo dove la suspense non è data, per fortuna, dagli effetti speciali. Aaron Kwok, qui in una versione orientale di Marlowe, si muove ottimamente, come un personaggio di David Goodis, solo più dimesso. La sceneggiatura di Oxide Pang e Thomas Pang regge, così come la regia e, soprattutto, il montaggio molto dettagliato. Peccato che l'autore poco prima del finale non resista alla tentazione del fantasma e si abbandoni ad un pedante excursus chiarificatore che toglie allo spettatore il gusto dell'interpretazione.
Pubblicato da
Matteo Di Giulio
a
1.46
1 commenti
domenica 16 dicembre 2007
Leoni per agnelli
Lions for Lambs
USA, 2007
Regia: Robert Redford
**1/2
Un senatore degli Stati Uniti (Tom Cruise), una giornalista (Meryl Streep) e un professore di college (Robert Redford) sono legati, senza saperlo, da un minimo comune denominatore: il fato di due studenti che, arruolatisi nei marines, stanno rischiando la vita in Afghanistan sotto il fuoco nemico. Redford, regista impegnato, torna a parlare di democrazia e principi «liberal» come se stesse girando un (finto) documentario. Ingaggia attori importanti, infarcisce il copione, di Matthew Michael Carnahan, di propaganda anti-Bush e nel finale colpisce nel segno con una chiusura tragica ad effetto. Peccato che non sia Michael Moore, e si vede: i suoi dialoghi stentano ad ingranare e alle ipotesi politiche non fanno seguito prove concrete. Il discorso antimilitarista, assolutamente da condividere, perde purtroppo forza strada facendo, colpa della verbosità eccessiva della messinscena. Cruise, perfetto nella parte, strapazza il senso civico americano con la sua arroganza.
Pubblicato da
Matteo Di Giulio
a
22.57
0
commenti
domenica 2 dicembre 2007
La promessa dell'assassino
Eastern Promises
USA / UK / Canada, 2007
Regia: David Cronenberg
****
Una giovane prostituta muore dando alla luce una bambina; l'ostetrica che ne ha assistito il parto conserva il diario della donna e rimane invischiata con la mafia russa londinese: il padrino Semyon, suo figlio Kirill e l'autista Nikolaj. Poco importa se la sceneggiatura di Steven Knight sia ispirata al caso Litvinenko; ciò che conta è un noir asciutto e serrato, di splendida fattura. Cronenberg per la prima volta abbandona in toto le location canadesi, ma non il suo precedente protagonista: eccellente Viggo Mortensen (A History of Violence, 2005), crudele diavolo metamorfico dallo sguardo tagliente. La violenza esibita in primo piano lacera la carne, ma sono i tatuaggi della cosca «Vory v zakone» a segnarne definitivamente il dolore, in nome di un onore silenzioso difficile da penetrare. Naomi Watts ha soffiato il posto a Kate Beckinsale e Rachel McAdams.
Pubblicato da
Matteo Di Giulio
a
11.45
2
commenti
giovedì 29 novembre 2007
Giorni e nuvole
Italia, 2007
Regia: Silvio Soldini
***1/2
Una famiglia benestante va in crisi: il marito perde il lavoro e la fiducia in se stesso, la moglie entra nel loop di precariato, call center e sacrifici economici; mentre la figlia arrabbiata fugge dal nido domestico sbattendo la porta. Sulla scia della bancarotta anche l'amore vacilla. Soldini approda a Genova per parlare di mali sociali diffusi che minano le fondamenta dell'attuale società italiana. Sceneggia con Doriana Leondeff, Francesco Piccolo e Federica Pontremoli; e si affida al solito bravissimo Giovanni Venosta per la colonna sonora. Ne esce un ritratto impietoso: l'ipocrisia è ovunque e nonostante la morale idealista, con l'arte come sollievo momentaneo, il futuro è grigio. Albanese, ottimo attore drammatico, non sorride quasi mai, mentre Margherita Buy ne osserva impotente la degradante caduta. Qualche ricamo è lezioso ma la schiettezza e la sostanza meritano attenzione.
Pubblicato da
Matteo Di Giulio
a
23.10
0
commenti
martedì 27 novembre 2007
American Gangster
American Gangster
USA, 2007
Regia: Ridley Scott
****
Ascesa e caduta di Frank Lucas, «padrino nero» che sfrutta la guerra del Vietnam per importare eroina da Bangkok e scalare i bassifondi di Harlem. In parallelo le vicissitudini di Richie Roberts, poliziotto onesto che caparbiamente decide di mettere fine alla corruzione legata al traffico di droga. Tratto da una storia vera, e da un report giornalistico di Mark Jacobson, è un bel ritorno al gangster movie duro e crudo. Scott lavora con grinta sui personaggi e senza abusare troppo dei cliché del genere noir, filtrato attraverso la «blaxploitation» degli anni '70, fotografa in maniera credibile il ghetto, le sue ambizioni, le sue frustrazioni. Equilibrato il copione di Steven Zaillian, che non risparmia etnìe e mafie. La regia magniloquente sfrutta il montaggio e il soul di sottofondo per calibrare azione e (tanta) violenza, dando vita ad un film adulto che a dispetto della durata non sbava. Cast eccellente, capitanato da Denzel Washington e Russell Crowe.
Pubblicato da
Matteo Di Giulio
a
10.43
0
commenti
domenica 25 novembre 2007
Dopo il matrimonio
Efter brylluppet
Danimarca / Svezia, 2006
Regia: Susanne Bier
***1/2
Tornato a Copenaghen per incontrare un facoltoso industriale, dal quale spera di ottenere fondi per un progetto umanitario in India, Jacob scopre di aver lasciato in Danimarca una figlia e tanti dubbi da risolvere. Prima di approdare a Hollywood Susanne Bier ben impressiona con un dramma accorato, dove l'algido rigore morale iniziale si scioglie, gradualmente, nel calore dei sentimenti. Fotografia e colonna sonora sottolineano i volti dolenti dei protagonisti, sempre splendidamente in parte; ma sono soprattutto regia e montaggio a dimostrare che si può osare anche senza alzare la voce. Nel finale si apre alla libera interpretazione del pubblico, chiamato a testimoniare il sacrificio di un ideale personale che cede, senza incoerenze, agli affetti. Presentato alla prima Festa Internazionale del Cinema di Roma, ha riscosso numerosi consensi e si è guadagnato la candidatura all'Oscar 2007 come miglior film straniero.
Acquista il dvd
Pubblicato da
Matteo Di Giulio
a
1.34
0
commenti
venerdì 23 novembre 2007
Muoi
므이 | Meui
Corea del Sud / Vietnam, 2007
Regia: Kim Tae-Kyung
***
In Vietnam una leggenda popolare narra di uno spirito vendicativo che quando riesce a reincarnarsi miete vittime. Una scrittrice sudcoreana arriva con l'intento di scoprire la verità sulla donna fantasma per farne la protagonista del suo prossimo romanzo. Il filone horror sudcoreano, qui in trasferta vietnamita, grazie ai soldi dei coproduttori locali, ritrova linfa e vitalità lontano dagli stereotipi degli spettri giapponesi. Kim Tae-Kyung, anche autore della sceneggiatura, aveva già ben impressionato con Ghost (2004); al secondo tentativo si ripete con successo. Efficaci sia la regia controllata, che centellina la suspense, che gli effetti speciali, con le location esotiche, la fotografia notturna e la colonna sonora a fare da collante emotivo per le scene da brivido. Figura bene la giovane Jo An, già nel cast di Wishing Stairs (2003, di Yun Jae-Yeon). In Vietnam, dove i film che parlano di soprannaturale sono visti con sospetto, ha dovuto vincere una battaglia con la censura prima di esordire al cinema, ottenendo buoni incassi. Sottotitolo internazionale: The Legend of a Portrait.
Pubblicato da
Matteo Di Giulio
a
9.08
0
commenti
